1. Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.

Ricollocare il più possibile l’economia nel territorio in cui si vive. Chiedersi sempre quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto.

Fare acquisti direttamente dal produttore oppure creare o entrare a far parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS) per: minimizzare i chilometri percorsi dai beni nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo di consumo; stabilire rapporti umani di amicizia e fiducia con chi produce.

 2. Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.

Trovare il tempo per interrogarsi sulle qualità, ecologiche ma non solo, di ciò che si sta consumando e quale potrebbe essere l’alternativa più ecologica, salutare, piacevole e conviviale per soddisfare gli stessi bisogni.

Fermarsi a contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli e confrontarli con i cicli industriali che sono alla base del proprio modello di produzione e con­sumo. Confrontare i propri ritmi con quelli della Natura. Rallentare, invece di accelerare.

Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti.

Conoscere il territorio in cui si vive e le risorse naturali e umane che offre, an­che in termini di saper fare derivante da conoscenze tradizionali (artigianato, cultura popolare, metodi colturali).

 3. Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci.

Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni au­toprodotti o scambiati all’interno di relazioni non mercatili, riportando il mer­cato alle sue dimensioni fisiologiche (acquisire e diffondere la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni).

Autoprodurre il più possibile: beni alimentari (ad es. yogurt, pane, ortaggi, dolci, liquori, conserve alimen­tari…); altri beni (ad es. capi di vestiario, mobili… )

Analizzare, valutare e promuovere i vantaggi dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di merci in termini di maggiore qualità dei beni utilizzati (assenza di additivi chimici e processi finalizzati all’incremento della produzione e alla riduzione dei costi a scapito della qualità), minore impatto ambientale (meno energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti, più recupero e riciclag­gio), conservazione e trasmissione del saper fare, creazione di momenti di nuova socialità.

4. Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono. 

Creare momenti comunitari di scambio di beni autoprodotti utilizzando la lo­gica del dono, facendo attenzione a non cadere nella logica del baratto: il baratto è il precursore della moneta e, quindi, degli scambi mercantili!

Donare la propria esperienza, il proprio sapere e il proprio tempo agli altri. Condividere le proprie esperienze come presupposto per ulteriori scambi non mercantili di beni e competenze.

Donare beni, tempo, sapere e saper fare essendo sempre consapevoli che in una comunità c’è l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di restituire più di quanto si è ricevuto.

5. Fare comunità. 

Consolidare nel tempo le relazioni umane non mediate dal denaro all’interno della propria cerchia familiare, anche allargata, e all’interno della propria cerchia di amici e conoscenze. Creare periodicamente le occasioni per fare in modo che le relazioni umane generate dall’economia del dono diventino il più possibile stabili nel tempo.

6. Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”. 

Adottare uno stile di vita che poggi sulle quattro R (riduzione, riuso, recupero, riciclaggio) e impegnarsi a diffonderlo il più possibile e con tutta la creatività di cui si è capaci in ambito familiare, tra gli amici, sul posto di lavoro.

Trattare le le merci per quello che sono: un mezzo e non un fine.

Usare tutta la propria creatività per aumentare la durata di qualsiasi bene (ad es. rigenerazione motori automobilistici, superamento del concetto di moda e adozione del concetto di utilità, abitudine alla autoriparazione dei beni, ecc.).

7. Ripensare l’innovazione tecnologica. 

Adottare tecnologie che riducono il consumo di risorse naturali preferendo l’in­novazione volta al risparmio invece che quella rivolta all’incremento dei con­sumi. Interagire con le imprese che aderiscono al MDF e propongono prodotti o servizi capaci di ridurre, anche drasticamente, i nostri consumi.

8. Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future. 

Ridurre il più possibile la propria impronta ecologica, facendo le stesse cose con meno oppure evitando di fare cose non strettamente necessarie per il pro­prio benessere e quello degli altri.

Ridurre l’impiego di mezzi di locomozione propri, laddove possono essere sosti­tuiti da mezzi pubblici o mezzi meno inquinanti. Adottare e diffondere forme di trasporto condiviso come il car sharing o il car pooling.

Attuare prassi di risparmio energetico (incremento dell’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo di apparecchiature domestiche, proposizione di impianti condominiali più efficienti nell’uso delle fonti energetiche – realiz­zazione di apparati di autoproduzione dell’energia).

Proporre, e attuare per quanto possibile, un modello altrenativo alle grandi centrali e al trasporto dell’energia su lunghe distanze, basato sulla produzione energetica su piccola scala per l’autoproduzione e la vendita alla rete delle eccedenze.

9. Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro. 

Ridefinire il lavoro salariato come mezzo per soddisfare parte dei propri bi­sogni e non come fine della propria esistenza. Concepire il lavoro in generale come strumento per l’affermazione della dignità umana, ma non come l’unica modalità di espressione della medesima. Sperimentare stili di vita capaci di ridurre i consumi inutili e dannosi come presupposto per ridurre il tempo dedi­cato al lavoro salariato necessario per pagarli.

10. Diffondere i principi del Movimento per la Decrescita Felice in ambito po­litico. 

Anche senza partecipare direttamente a competizioni elettorali e o alla vita di partiti poitici, trovare le strade per far giungere le idee e le proposte del MDF a chi ha il compito di governare il territorio in cui si vive. Essere il “lievito” della vita politica partendo dal basso, dagli ambiti più vicini alla vita e ai problemi delle persone. Organizzare incontri pubblici, coinvolgere i propri concittadi­ni in battaglie specifiche evitando ogni tentativo di strumentalizzazione delle idee e delle proposte del MDF.

PRESENTAZIONE power point sulla Decrescita Felice (circolo MDF di Torino)