Destra e sinistra addio, verso un nuovo paradigma della felicità

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Ha ancora senso parlare di destra e sinistra in un mondo in cui entrambi questi schieramenti sostengono la medesima crescita economica e lo stesso sistema produttivo destinato a amplificare le diseguaglianze, i disastri ambientali e un malessere umano sempre più diffuso?   

Il nuovo libro di Maurizio Pallante – presentato in anteprima nazionale domenica 24 gennaio, presso la sala convegni della Città dell’Altra Economia, dal circolo di Roma della Decrescita Felice, con la partecipazione di Lucia Cuffaro, vicepresidente Mdf e di Filippo La Porta, gaggista, giornalista e critico letterario, che ha moderato l’evento – è un pugno nello stomaco alla classica visione della politica dei poli contrapposti. Destra e sinistra, quei concetti che hanno accompagnato la storia degli ultimi tre secoli vengono accompagnati alla porta da un testo che va ben oltre la politica: “Destra e sinistra addio – Per una nuova declinazione dell’uguaglianza”l’ultimo lavoro di Maurizio Pallante (edito da Lindau) è una critica puntuale e puntigliosa a quella visione del mondo ancora legata a concetti ormai superati.

“Oggi – spiega Pallante davanti a una sala gremita – destra e sinistra appaiono entrambe espressioni di una storia finita: quella di un mondo che puntava a una crescita senza limiti, della quale non ha mai considerato i costi. L’economia mondiale è ormai entrata in una fase di instabilità destinata a durare e si sta diffondendo la consapevolezza degli inaccettabili danni ambientali provocati dal modello di sviluppo perseguito fino a ora.  Dire addio a questa ormai obsoleta e superata rappresentazione di interessi contrapposti – continua l’autore – è il punto di partenza per un progetto politico davvero finalizzato a ridurre le diseguaglianze tra gli esseri umani”.

Disuguaglianze che non possono essere sconfitte neanche dalle tradizionali definizioni della sinistra: “L’uguaglianza come riduzione delle differenze del potere di acquisto, tipica definizione della sinistra, non ha fatto altro che aumentare le differenze – afferma Pallante – Il desiderio di aumentare la ricchezza monetaria da parte delle classi medio basse non ha fatto altro che far diventare più ricchi i ricchi, uniformando tutte le persone a una condizione di precarietà e infelicità. Quello che è necessario fare è invece superare questa dimensione materialistica in grado di generare più disuguaglianza di quelle che risolve e declinare un nuovo paradigma culturale alternativo”.
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La necessità è quella di costruire un nuovo sistema di valori, non solo economico: “Questo nuovo sistema di valori necessita di una nuova visione, di un nuovo vocabolario, diverso da quello imposto dalla cultura dominante – spiega Pallante – E’ fondamentale riscoprire il potere delle parole. Tanti concetti purtroppo sono stati deformati a causa dell’appiattimento materiale a cui è stata sottoposta la nostra cultura. Riscoprirli significa riportare alla luce un’identità più profonda, una visione alternativa a questo appiattimento”.

Tra questi concetti quello di crescita gioca un ruolo fondamentale. “Destra e sinistra condividono l’idea che l’attuale sistema produttivo (basato sul consumo delle risorse per accumulare ricchezza) sia sinonimo di progresso. In realtà è proprio il modo di produzione ad aver generato disuguaglianze mai così intense e crisi mai così profonde. Io non auspico che vengano abolite le industrie – sottolinea Pallante – auspico che il modo di produzione industriale attuale venga superato. Perché questo avvenga l’obiettivo del produrre dovrebbe tornare la merce, il prodotto. Oggi, invece, l’obiettivo è il denaro – afferma Pallante – Il denaro da mezzo è divenuto fine e, soprattutto, è divenuto parametro della ricchezza. Considerare i soldi l’unico parametro della ricchezza è assurdo. Se noi tutti non gli dessimo questo valore questo valore non esisterebbe più”.

Essendo questo inconcepibile dalla destra così come dalla sinistra ecco delinearsi il principale motivo del loro superamento: la crescita in sé e la ricchezza materiale fine a sé stessa, sono le fondamenta stesse delle disuguaglianze e della crisi dell’intero sistema “sistema che necessariamente dobbiamo tentare di superare. E l’unico modo per farlo è quello di avviare una decrescita selettiva, fondata sulla riduzione degli sprechi e dell’impronta ecologica dell’umanità – spiega Pallante – Solo abbandonando l’ideologia della crescita illimitata e ingiustificata, che ha accomunato la destra e la sinistra, è possibile ridare forza alla tensione etica finalizzata a realizzare una maggiore eguaglianza tra gli esseri umani, liberandola dall’interpretazione perdente che le è stata data dalla sinistra e articolandola in maniera diversa. In secondo luogo – continua Pallante – è necessario ridurre il ruolo assunto dal denaro riscoprendo la possibilità di autoprodurre una parte dei beni di cui si ha bisogno e forme di economia basate sul donoreciproco del tempo. La riduzione dell’importanza del denaro comporta una rivalutazione della spiritualità, della creatività e del valore delle relazioni basate sulla solidarietà”.

Una decrescita non vista come rinuncia, quindi, ma come forma di arricchimento spirituale che è al contempo più concreto di qualsiasi ricchezza materiale: “Non c’è niente di più effimero della ricchezza data dai consumi e della soddisfazione data dal consumare. Una soddisfazione fine a sé stessa che svanisce nel momento stesso in cui si entra in possesso di un bene. C’è qualcosa di più insensato di sacrificare tutto il nostro tempo lavorando per guadagnare soldi per acquistare beni che ci soddisferanno solo nell’istante in cui li acquistiamo?”. Per Pallante l’unica risposta, l’unica possibilità che abbiamo di ricercare una felicità autentica, salvare il nostro pianeta, ridurre le disuguaglianze e raggiungere un vero benessere è di sfuggire a questo sistema consumistico-masochistico per abbracciare una nuova forma di ricchezza: “Il nostro futuro è appeso a questa nuova definizione, una definizione di economia non più vincolata alla distopia della crescita infinita, che consenta quindi di ridurre le diseguaglianze non solo tra gli esseri umani senza farne pagare i costi alle generazioni future, ma anche tra la specie umana e le altre specie viventi”. Molto più che qualsiasi forma di voto sarà questo stile di vita a decidere che direzione dovrà prendere il paese in cui viviamo, la nostra vita e il mondo che lasceremo ai nostri figli. Uno stile di vita che verrà da sé, senza imposizioni, nel momento in cui smetteremo di rincorrere falsi bisogni e vane promesse materiali e inizieremo a pensare un po’ più a noi stessi e a ciò che realmente ci fa stare bene perché, come afferma Pallante: “la decrescita non ha bisogno di regole o di rinunce ma di persone libere che ricercano la vera felicità”.

Elena Tioli

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